Il valore del volontariato e della gratuità

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Il valore del volontariato e della gratuità

Intervento del Dr. Gian Piero Sbaraglia – Presidente e Direttore Sanitario Misericordia di Roma Centro – al CORSO DI FORMAZIONE Presso Pontificia Università Antonianum
Roma 28 Febbraio – 28 Marzo 2017 IL VOLONTARIATO ED IL TERZO SETTORE

Quale significato dare oggi al termine Volontario ?

Da anni assistiamo a migrazioni di gente che per motivazioni diverse (guerre, miseria, disastri naturali…) fugge dal paese di origine e arriva, in maniera legale e non, in territori stranieri in cui poi si insedia divenendo, per certi versi, fantasmi in carne ed ossa. Oggi più che mai c’è bisogno di dare un significato più giusto e preciso alla parola “Volontario”, senza ombre o tentennamenti e senza indulgere in interpretazioni personali, soggettive che troppo spesso ne parcellizzano la definizione, restringendone la visione secondo i propri occhi, quando essa invece avrebbe bisogno di più ampie classificazioni ed accezioni.

Il Volontariato oggi richiede di essere definito in ambiti strutturali come esigenza della società laddove si rilevi una carenza od una insufficienza delle Istituzioni per fronteggiare qualsivoglia emergenza improvvisa del momento.
Rifacendoci alle definizioni del vecchio vocabolario Zingarelli, sia di “Volontariato” che di “Volontario”, mentre il primo viene definito “… il prestare gratuitamente, o quasi, la propria opera presso enti pubblici o privati … (quel “quasi” sta come a voler far intendere che può essere prevista una qualche retribuzione)…. , il secondo, il “Volontario”, viene definito come “… un cittadino italiano ( maggiorenne!) che assume un impegno di lavoro senza fini di lucro o carriera …. con l’intenzione di arrecare aiuto o soccorso a chi ne ha necessità…”.
Queste entità, Volontariato e Volontario, così definite, farebbero nascere alcune riflessioni, una delle quali vedrebbe il Volontariato, e quindi il Volontario, come una sorta di aggregazione di persone pronte ad essere chiamate dalle Istituzioni in casi di particolari stati di necessità.
Un’altra potrebbe essere quella che farebbe del volontariato un Istituto costituito da un insieme di Associazioni le quali, sotto l’ombrello della parola volontariato, in pratica prestano servizi in qualche modo retribuiti, su richiesta sempre delle stesse Istituzioni,
Ne deriva che, se così fosse, alla parola Volontariato non si dovrebbe dare il significato che oggi comunemente si dà, e cioè quello di: aggregazione di persone che scelgono volontariamente di mettersi a disposizione delle Istituzioni per aiutare la società in caso di bisogno, in maniera del tutto gratuita e con il solo nobile scopo di prestare la propria opera per un alto ideale di solidarietà, ma quello di aggregazioni di persone già belle e pronte a mettere a disposizione la propria professionalità, i propri mezzi, comunque la propria opera, sapendo in fin di riceverne in cambio qualcosa in termini di ricompensa!

Inteso così, questo non può essere chiamato Volontariato con la “V” maiuscola. Questo associazionismo non può essere confuso col vero Volontariato. Potrebbe, invece, essere definito “l’aggregazione”, “il consorzio” di più persone con gli stessi obiettivi, interessi e, perché no?, con gli stessi ideali e con lo stesso tempo libero, che, avendo di proposito creato una forza pronta, valida e subito attivabile per qualsiasi emergenza o urgenza, risponde alle richieste di collaborazione in caso di chiamata delle istituzioni per qualunque improvvisa esigenza, recuperando poi benefici economici sottoforma di diverse espressioni quali rimborsi spese, buoni–pasto, buoni–carburante … chiamati oggi più comunemente voucher, e chi più ne ha, più ne metta.
Ma lungi dal pensare che questa forma di associazionismo sia da considerarsi una surroga di altre forme dette di volontariato, sta di fatto che essa ne ottiene qualche beneficio economico.
Diversamente, quelle Associazioni che offrono prestazioni assolutamente gratuite e fondate su valori di solidarietà, intrise di riferimenti di credo e fede, realizzano il vero Volontariato: dare di proprio a chi non ha, aiutare chi è solo ed anziano, malato, indigente, insomma darsi a chi ne ha bisogno, per farlo vivere, e vivere dignitosamente, ma soprattutto per aiutarlo a recuperare la dignità di essere umano, secondo gli insegnamenti della propria fede.
L’Associazionismo che si pone quale aggregazione di più persone con gli stessi obiettivi fondati sul porgere aiuto al prossimo più debole e bisognoso al di là di ogni credo o fede, e solo in nome di una solidarietà che nasce da un senso di effettiva comprensione delle miserie altrui e che nessuna istituzione da sola riuscirebbe ad arginare o risolvere, questo Associazionismo risponde in pieno alla definizione unica, vera e giusta di Volontariato. In esso, i propri adepti si danno da fare con le loro professionalità e nel loro tempo libero, sacrificando il loro svago o il loro divertimento, e si uniscono per creare forze unitarie e coese, tese a realizzare i loro progetti di solidarietà, senza nulla, e sottolineo nulla, pretendere in cambio se non la riconoscenza di chi beneficia delle loro azioni, quando c’è, o attendendo una riconoscenza non terrena.
Sicuramente in questo agire ci possono essere iniziative tendenti a favorire introiti, soprattutto mettendo a disposizione di altre associazioni o istituti le professionalità contenute nella propria associazione, ma questo deve essere fatto per poter poi convertire questi introiti in aiuti proprio a coloro che ne hanno bisogno effettivo, e con la massima trasparenza in ossequio alle leggi etiche dell’onestà e della moralità: “Metto a disposizione della gente la mia professionalità che, retribuita in nome della carità, mi darà l’opportunità di introitare offerte dalle quali scaturirà il sostentamento per l’associazione , ma soprattutto la possibilità di finanziare progetti ed aiuti alle persone indigenti,in latitanza delle Istituzioni.”
Per questo il Volontariato si deve definire un associazionismo di uomini credenti e non credenti, accomunati da un’unica forza, da un unico ideale: quello di portare solidarietà, aiuti a quanti nella sofferenza e nelle tribolazioni hanno trovato purtroppo carburante per il dolore!
Il volontariato non è impresa o fare impresa: se così fosse verrebbe snaturata la sua essenza.
Il Volontariato è il donarsi totalmente e gratuitamente, e costituisce il condimento più puro di qualunque generosità che per il credente si traduce in amore per Cristo, in ossequio ai suoi comandamenti.
E’ la presa di coscienza che esiste un’umanità che improvvisamente necessita di attenzioni e cure per un destino crudele, parimenti improvviso ed imprevisto, al quale se non si rispondesse con medesima rapidità, nel senso di aiuti, avremmo un mondo fatto da una parte di fortunati, quelli esenti dal male, e dall’altra di disgraziati, quelli colpiti dal male.
Se poi l’Associazionismo viene creato in nome di un ideale di fede, ancor più esso deve fondare le sue radici nella cultura religiosa che, se cattolica, DEVE avere per faro la Luce del Vangelo soprattutto nella Parabola del Buon Samaritano.
Ed ecco, allora, imporsi una definizione di Volontariato che sia “unica”, senza equivoci: ASSOCIAZIONE DI UOMINI CHE SI DANNO L’IMPEGNO DI DONONARSI AGLI ALTRI CONSCI CHE NON TUTTO PUO’ ESSERE ESAUDITO DALLE ISTITUZIONI per cause le più svariate e di certo accettabili e giustificabili. Il Volontario diventa così IL FLAMINE DELLA CARITA’ (SACERDOTE DI CARITA’), inteso come persona votata al culto del bene per il bene, dispensatore di bene, senza scopi personali né di lucro, se non quelli del raggiungimento, in illo die , della gloria eterna.

E ben si inseriscono in questo contesto quelle realtà che fanno capo alla Chiesa in quanto aggregazioni laicali e Confraternite, che interpretano in silenzio e con il carisma della preghiera, lo spirito evangelico del dedicarsi agli altri “offrendo preghiera” per gli altri, partendo dalla convinzione fideistica, la Fede, che la preghiera muove le montagne: “ … tutto quello che voi chiederete, pregando, credete che l’avete ottenuto e vi avverrà….( Marco 11, 19-25). E non è volontariato questo? Di certo tali Associazioni non sono iscritte nei registri del volontariato o non hanno un riconoscimento come aggregazioni o associazioni secondo la nostra definizione laica, ma quanto fanno per gli altri! E se poi queste realtà hanno per carta costituzionale la stupenda lettera di Paolo ai Corinti che è un sublime inno alla Carità, dove la preghiera diventa UNA con le opere, e NULLA senza di esse, eccoci arrivati alla definizione cardine di Volontariato che ha alla base del suo operare il motto di San Benedetto: Ora et Labora!

Ciò detto, alla luce della presenza di numerose realtà di Volontariato si materializza l’importante ruolo del CESV (Centro Servizi per il Volontariato), che oltre ad aiutare fattivamente queste Associazioni, si pone come trait d’union fra loro stesse, coalizzandone le risorse umane in modo da creare una rete che possa servire per un reciproco aiuto. Potremmo definirlo un tavolo di concertazione del Volontariato, che raccoglie, distribuisce e coordina le varie forme di attività e le loro specificità, evitando il loro intralciarsi, o peggio ancora, una eventuale concorrenza che le veda in contrapposizione, così da farsi del male.
Questa prerogativa del CESV, da tutti riconosciuta ed accettata, deve essere sempre finalizzata ad assicurare il massimo del coordinamento tra le potenzialità delle Associazioni, tanto da rendere armoniosa la loro azione, pur se hanno specificità diverse, ed assicurare coesione per quelle che invece risultano essere affini migliorandone l’azione e qualificandone gli interventi. Si evitano così inutili e spiacevoli dispersioni di forze, energie e professionalità che, se al contrario mantenute in coalizione, danno un sicuro apporto alla causa che le accomuna e che resta sempre quella dell’aiuto al prossimo indigente, sofferente, malato o nulla tenente.

 

 

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