IL BENE OLTRE

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IL BENE OLTRE

Non puoi dire di aver vissuto veramente se non ha mai fatto qualcosa per qualcuno che non potrà mai ripagarti.
(Anonimo)

Prima di approfondire il tema del lascito testamentario è bene distinguere i termini donazione e lascito testamentario. Non sono la stessa cosa: infatti per donazione si intende quella fatta da una persona che decide in vita di donare dei proventi o dei beni a terzi, in questo caso a organizzazioni no- profit; per lascito testamentario invece si intende la donazione del proprio patrimonio, di beni materiali o di parte di essi post-mortem.

Non è una pratica nuova destinare parte dei propri beni in beneficenza dopo la morte, infatti esponenti letterari come Alessandro Manzoni nel suo testamento incluse anche il suo servitore. Ugualmente, Giuseppe Verdi che non aveva eredi diretti decise di destinare il suo intero patrimonio ad asili e istituti per ciechi e sordomuti.

Anche oggi, come allora, questa pratica è fondamentale per la sopravvivenza delle organizzazioni no profit, poiché destinare parte dei propri proventi permette di offrire ad una comunità di persone meno fortunate la possibilità per esempio di comprare dei libri di testo, costruire un pozzo, favorire la ricerca sulla leucemia o sul cancro, oppure di acquistare vaccini per garantire la sopravvivenza di un’intera popolazione.

In Italia circa 3,3 milioni cittadini sono concordi nell’inserire un lascito solidale nel proprio testamento; nello specifico 1,3 milioni di italiani di età superiore a cinquant’anni sono decisi o hanno intenzione di farlo e l’8% ha preso in considerazione tale ipotesi.

Sono dati del 2016 che ci portano a constatare che l’idea di sostenere un’organizzazione no profit tramite un lascito testamentario era diventata più comune allora rispetto al 2013, quando solo il 2% della popolazione aveva dichiarato la propria volontà di voler provvedere in tal senso.

Rossano Bartoli, portavoce del Comitato Testamento Solidale e Segretario Generale della Lega del Filo D’oro, sostiene infatti che anche una piccola somma elargita grazie al testamento solidale può apportare una differenza sostanziale in coloro che ne potrebbero usufruire ed asserisce che  

“ qualsiasi donazione è ben accetta, al di là del suo valore e della sua tipologia: si possono lasciare somme di denaro, azioni, titoli d’investimento oppure altri beni mobili come un’opera d’arte, un gioiello o un mobile di valore, ma anche beni immobili come un appartamento. Altresì è possibile indicare una onlus come beneficiaria di una polizza vita. E le tasse? Fortunatamente sui lasciti a enti no profit o a enti pubblici non si paga alcuna imposta di successione.”

Ciò che muove un individuo ad attuare un lascito solidale sono principalmente l’empatia e la reciprocità. Tramite la psicologia si può capire nel profondo il concetto di empatia, nello specifico è la capacità di “mettersi nei panni dell’altro” percependo, in questo modo, emozioni e pensieri. È un termine che deriva dal greco en-pathos, sentire dentro, e consiste nel riconoscere le emozioni degli altri come se fossero proprie, calandosi nella realtà altrui per comprenderne punti di vista, pensieri, sentimenti, emozioni e pathos. L’empatia è un’importante competenza emotiva grazie alla quale è possibile entrare più facilmente in sintonia con la persona con la quale si interagisce.

E’ un’abilità sociale di sostanziale importanza e raffigura uno degli strumenti di base di una comunicazione interpersonale efficace e appagante. Nelle relazioni interpersonali l’empatia è una delle principali porte d’accesso agli stati d’animo e in generale al mondo dell’altro. Grazie a essa si può non solo afferrare il senso di ciò che asserisce l’interlocutore, ma si coglie anche il significato più recondito psico-emotivo. Riguardo la reciprocità si parla dell’antico detto di epoca romana  do ut des. In questo caso sta ad indicare che l’essere umano, spinto da tutto ciò che la vita gli ha donato, sente dentro di sé la voglia di inserire nel testamento una piccola parte del proprio capitale da destinare al bene comune o a bambini e adulti meno fortunati.

In conclusione, è essenziale dire che siamo essere umani, per cui l’attimo in cui si attua un lascito testamentario solitamente non è un momento semplice e spensierato, si riflette sulle proprie azioni, sui sacrifici e soprattutto si pensa ai propri cari. È comprensibile se il lascito testamentario ad un’organizzazione no profit non rientra tra le prime nostre volontà. Nonostante ciò, ritengo che anche solo per un istante è importante riflettere sul proprio vissuto personale e pensare che la vita, a volte, ci ha offerto opportunità che a molti ha negato e, soprattutto, che nel 2019 purtroppo ci sono 113 milioni di persone in 53 paesi che hanno difficoltà a procurarsi del cibo.

Beatrice Manfré

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