L’ EMOZIONE DELLA ZONA ROSSA

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L’ EMOZIONE DELLA ZONA ROSSA

Ci sono emozioni volatili e inafferrabili senza un’identità riconoscibile. Poi accade qualcosa. All’improvviso. Il baluginio dei pensieri appena percepiti diventano esperienza del presente, si sostanziano e prendono forma e immagine. E’ la Zona Rossa. Gli scatti fotografici diventano memoria profonda e condivisa. Lo sono quelli della Benedizione Urbi et Orbi di Papa Francesco del 28 marzo e quelli dei Funerali di Giovanni Paolo II, che moriva 15 anni fa.

Non serve alcun credo religioso, alcuna fede per comprendere il silenzio assordante di una Zona Rossa, muta e solitaria.  E’ una piazza e tutto intorno una città con la sua umanità, ora scossa dall’urlo di sirena di un’ambulanza, allora dal sorvolo roboante di un elicottero. Ad avvolgere la piazza, la pioggia oggi, il fruscio del vento, ieri. L’acqua scioglie le certezze come il vento le disperde in un silenzio, denso, spesso, grave, pesante. Due istantanee, due piazze cosi diverse eppure cosi vicine, accomunate dall’ascolto collettivo del silenzio. Due piazze mute piene di un’eco di domande ancestrali, spesso rituali, ma sempre attuali.

 

Nel 2005, dal 2 all’8 aprile furono giorni di intenso lavoro, quasi senza soluzione di continuità. Tra via della Conciliazione, San Pietro e Borgo, si susseguivano incessantemente le dirette Tv, le file di pellegrini che giungevano a decine di migliaia da ogni dove, gli imprevisti e le tensioni, gli svenimenti e i malori.  Centinaia di migliaia di persone, in silenzio, in fila per ore; orfani.  In piedi, al freddo, di notte e di giorno, per un saluto fugace e concitato alla Salma. Tutti assiepati in un unico chilometrico fiume umano. Qualcuno scattava già allora gli immancabili selfie a testimoniare: “io c’ero”.

Sembrava che il mondo si fosse riversato in quelle strade, ma all’alba dell’8 aprile la Zona Rossa s’era allargata e la solitudine anche. Non c’era voglia di parlare e l’aria sembrava rarefatta tra i pellegrini come tra i capi di Stato. Solo dominava un sentimento fatto di silenzi e debolezze.

Nella Zona Rossa le emozioni sono come pulviscolo illuminato dai raggi del sole: confuse, volatili e inafferrabili.

 

EMANUELA BRUNI

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