“Resurrezione di Roma” Note in margine ad un testo di Chiara Lubich

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“Resurrezione di Roma” Note in margine ad un testo di Chiara Lubich

Nello scorso febbraio, a Grottaferrata, a pochi giorni dal decennale della morte di Chiara Lubich (14 marzo 2008), si è svolto un incontro illustrativo di un volume di studi, nati intorno ad un breve testo di Chiara, “Resurrezione di Roma”, che è un disteso appunto di cinque pagine, articolato in commi, tra lo storico ed il mistico, risalente all’ottobre del 1949.

La cosa ci ha coinvolti per tre motivi: l’incontro è stato patrocinato, fra gli altri, dal Presidente emerito dell’Associazione dei Nuovi Castelli Romani, Ettore Pompili, che è pure il Presidente dell’ALAMIS; chi scrive è intervenuto direttamente, in quella sede, con alcune considerazioni; soprattutto il testo risulta molto interessante, perché raggiunge vette-abissi di straordinaria arditezza cristiana, non comunemente religiosa. Vediamo come.

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Se io guardo questa Roma così com’è sento il mio Ideale lontano come sono lontani i tempi nei quali i grandi santi ed i grandi martiri illuminavano attorno a loro con l’eterna Luce persino le mura di questi monumenti […] Con uno stridente contrasto il mondo con le sue sozzure e vanità ora la domina [Roma] nelle strade e più nei nascondigli delle case dov’è l’ira con ogni peccato ed agitazione…

Così comincia Chiara, allora non ancora trentenne, già toccata dal Signore con il carisma di cui sappiamo. E’ bello l’esordio reminiscente del sangue dei martiri, partecipe di quello di Cristo, che è diventato luce, perché luce è Cristo insanguinato. Un tempo si faceva tanta buona apologia in questo senso, dietro Tertulliano (Il sangue dei martiri è seme di cristiani), ora non più… Chissà perché… Ma il punto è un altro. Come mai Chiara è tanto dura verso quella Roma del 1949? Certo, l’umanità è sempre peccatrice. Eppure quella Roma del primissimo dopoguerra era, come un po’ tutta l’Italia, portatrice di tanti valori sani, positivamente tradizionali, cristiani. Sappiamo del sodalizio spirituale di Chiara con Igino Giordani, il che porta a considerare, fra l’altro, come in quei tempi tanti buoni politici seppero -e non era facile- arginare il rischio di derive totalitarie pseudoumanitarie, che sarebbero state in ogni caso irrimediabili, e nello stesso tempo agirono con vero spirito di cattolicesimo sociale, ossia solcando sentieri di autentico sviluppo per i meno fortunati, con lo Spirito di Cristo, non con quello della lotta di classe e, grazie al Cielo!, nemmeno con quello del liberalismo puro… Questo sul piano storico. Ma allora di cosa si lagnava quella giovane? Proponiamo una risposta (che ci interpella anche oggi): se è vero che quella Italia, ben più praticante rispetto all’attualità, era per tanti versi sinceramente toccata dallo spirito cristiano, è pur vero che per altrettanti aspetti essa poteva facilmente indulgere ad una pratica religiosa borghese, istituzionalizzata, ossia ancorata, infine, ad una idea di Dio  lontana dalla Verità trinitaria portata da Gesù Crocefisso. Qui dobbiamo tutti ancora camminare… Perciò ragioniamo con umiltà, con spirito orante; insieme a ciò, proseguiamo convinti, dietro Chiara, di quel che diremo, passando dallo storico al mistico.

E lo direi utopia il mio Ideale se non pensassi a Lui [Gesù] che pure vide un mondo come questo che Lo circondava ed al colmo della sua vita parve travolto da ciò, vinto dal male. Anch’Egli guardava a tutta questa folla che amava come Se stesso, Egli che Se l’era creata ed avrebbe voluto gettare i legami che la dovevano unire a Lui […] Ed invece, nonostante le sue parole di Fuoco […] la gente […] rimaneva con gli occhi spenti perché l’anima era oscura. E tutto perché li aveva creati liberi. Egli poteva […] risuscitarli tutti con uno sguardo. Ma doveva lasciar ad essi -fatti ad immagine di Dio-, lasciar la gioia della libera conquista del Cielo […] Guardava il mondo così come lo vedo io, ma non dubitava. Insaziato e triste per il tutto che correva alla rovina, riguardava pregando di notte il Cielo lassù ed il Cielo dentro di Sé, dove la Trinità viveva ed era l’Esser vero, il Tutto concreto…

Questo ultimo passaggio è di una profondità teologica, ed anche filosofica, abissale: …dove la Trinità viveva ed era l’Esser vero, il Tutto concreto…

E’ singolare che abbia scritto così una neppur trentenne. D’altronde anche la nostra S. Teresa Verzeri riserva sorprese mistiche simili (come tutti i piccoli). Pensiamo a S. Elisabetta della Trinità, ad Adrienne von Speyr, musa del grande H.U. von Balthasar. La loro (di Adrienne con von Balthasar) teologia dei tre giorni (Gesù nell’Ade, Abbandonato dal Padre) ha forti similitudini con la spiritualità di Chiara… Ma procediamo con ordine, mediante tre passaggi teologici.

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  • Di cosa ha sofferto Gesù? Risposta: de IL peccato, che è diabolica bugia sulla vera essenza di Dio…

Qui Chiara sente che anche Gesù, tanti anni prima, ha avuto profonda tristezza, fino ad essere travolto dal mistero del male. Perché? Perché vedeva uomini fragilmente peccatori? No! Perché vedeva uomini superbi, infettati dal peccato di origine, che Satana aveva indotti -tutti noi corresponsabili- a ritenere cose false su Suo Padre, il vero Dio. Dio sarebbe un sovrano distaccato, autoritario, addirittura pazzo per l’ebbrezza del suo potere, che farebbe quel che vuole come vuole, libero di comandare pure di uccidere, di mentire, perché da tutto slegato. Egli sarebbe un nucleo di concentratissimo potere, sganciato da tutto e tutti, da cui -bontà sua- deriverebbero le norme e le cose buone, ma da cui potrebbe derivare qualunque altra cosa, poiché è il suo arbitrio a stabilire se dare la vita o toglierla è bene, se l’essere è l’essere ed è meglio del niente. Non vi stupite! [Questo è chiaramente un commento frutto della professione di chi scrive, docente di Filosofia medievale]. Teologi anche “cristiani” (pensiamo ad Occam) hanno sostenuto così. Contro questa visione insorse, anni fa, Papa Benedetto XVI con il famoso, ora dimenticato, prima frainteso, Discorso di Regensburg.

Noi, con Chiara, siamo convinti di questo: Gesù ha sofferto perché gli uomini, indotti da Satana, hanno pensato, pensano, purtroppo ancora penseranno queste infamie su Suo Padre, Dio. Perciò, immaginando tale dio, si comporteranno di conseguenza, lo imiteranno: Adamo, più forte, asservirà Eva; Caino, più forte, estinguerà Abele. Insomma: ciascuno e tutti abbiamo ucciso, uccidiamo, uccideremo il bambino che è in noi, il figlio, l’autentica immagine cristiforme in noi, l’agnello (che è sgozzato, ma vivo, dal Principio del mondo, come dice l’Apocalisse…).

San Bonaventura diceva che Satana e Cristo cominciamo con un sillogismo la cui premessa maggiore è la stessa, ed è giusta: Cercare di somigliare a Dio. Ma poi per Satana Dio è (o sta parlando di se stesso, fingendo per noi di descrivere Dio?) Strapotere oltre il male ed il bene (premessa minore). Conclusione: si è simili a Dio con l’arroganza dei comportamenti, magari giusti e religiosi…

2)… vera essenza di Dio, che è Trinità. E ciò spiega i mirabili passaggi trinitari di Chiara, i quali dicono con forza che Gesù, triste per il misconoscimento, da parte del mondo, del Padre -dunque dei “Tre”- insieme soffriva e non dubitava della salvezza che veniva a compiere.

Cristo, non Satana, conosce bene il Padre (perché è in Seno al Padre; perché il Padre è il Padre solo perché, da sempre, è l’Azione personalissima di kenotica Generazione con cui regala al Figlio tutto, di essere Dio). Cristo sa che Dio è Svuotamento (come per capillarità, Gesù, il Verbo, da sempre si ri-svuota verso il Padre e, se il Padre vuole, ed il Padre vuole, al limite la Divinità ricevuta in toto il Figlio La vuole solo per stringersi ancor più Bambino, per farsi Uomo…). Conseguentemente -lo ripetiamo- Gesù, che vuole essere ed è come il Padre, imita il Padre svuotandosi, a gloria del Padre e, allargando il Cuore, degnandosi di farsi Primogenito di molti fratelli: spezzato, versato, diffuso, dilavato, innestato, sacrificato in milioni di frammenti, di recipienti, di notti oscure, di rivoli, di tralci, di agnelli o pecorelle, di uomini, insomma.

Noi siamo costituiti in essere dallo svuotamento di Cristo, come -miracolo della vera grazia!- il Figlio è da sempre costituito Figlio dallo svuotamento del Padre. E lo Spirito, facendolo capire toto caelo, si svuota anch’Egli, perché non parla di sé mai, ma solo dell’Amore Padre-Figlio, Padre-figli nel Figlio, Padre-mille volti, carezze, dolori (noi!) del Figlio verso il Padre. Ma questo Amore è proprio Lui! Cioè è il Bello, il Profumato, lo Splendido, ed anche il Triste…, che irradia più o meno e, infine, totalmente, dall’assoluta Capacità di commozione dell’Essere.

Ma perché Gesù soffriva? Non sapeva forse che sarebbe risorto, che avrebbe vinto? Certo, lo sapeva. Ma cosa vuol dire risorto? Vuol dire che ora, senza piaghe, sta dormendo sonni infiniti? O vuol dire, invece, che il Crocefisso è sempre vivo, che continua sempre e sempre continuerà ad esserci sacrificandosi per noi, versandosi e spezzandosi come bevanda e cibo per noi, affinchè noi, a lui mendico, restituiamo lui stesso, diventando tanti Gesù, prossimo-per-gli-altri? E ancora: perché esiste ed è questa la Resurrezione, cioè l’eterno vincere l’Inferno del niente bugiardo, ma vincerlo con Sacrificio personale? Certo, è così per redimere il peccato necrofilo… Ma, insieme, questa suprema Offerta per il peccato (Dio non ha mai voluto il peccato; esso è tutto frutto della libertà malata) sta dentro l’Offerta più grande, prevista e voluta, l’Offerta per la quale il Figlio ricambia il Padre del dono di Sé (del Figlio!) ridonando al Padre Sé piccolissimo e Primo fratello di molti amatissimi uomini… In tutto ciò, ineffabilmente, è da sempre nascosta la Cifra divina, cioè la tenerezza, l’amore per la fragilità, addirittura per l’handicap… E’ tenerezza fino alla commozione e al sacrificio, è potenza della debolezza, è -nella Radice archetipica prima- addirittura il Padre che guarda commosso il proprio essere Regalo di Divinità ad un Dio Figlio, Tenero, di Cui dover trepidare…

Il Padre da sempre guarda trepidante il Figlio, che opera divine opere tenere, filiali, meravigliosamente fragili. Questo non vuol dire che la morte vinca. Vuol dire, invece, che mentre non c’è il nulla, la morte c’è; vuol dire che la morte annientante, di ogni tipo, è vinta affrontandola per gli altri con amore e sacrificio; vuol dire che Gesù piange su Lazzaro e, condividendone la sorte struggente, con un grido infinito lo salva, pagando lui. Con serietà.

Questo è Dio. Egli è la Diffusività del Bene. Egli è il Nomos senza fondo per il quale l’Amore ed il Bene più grande stanno in quel dolce-amaro-dolce dare la vita per… Lo aveva intuito la tragedia greca. Cristo lo dice chiaro prima nel suo comportamento e poi con le parole. E, poiché Egli è l’Immagine perfetta del Padre, così descrive pure il Padre. Il Padre, prima di tutti, è la Verità che se, non Gettata verso e morta in qualche modo a sé, non è fruttifera, non è…

Tutto ciò non s’impone come un limite a Dio, perché Dio è Questo, e Dio non è limitato da Se stesso…

In un lampo, di cui ringraziamo lo Spirito, è ora possibile capire perché Gesù, insieme, soffra e non dubiti della riuscita della sua salvezza. Infatti la sua salvezza riesce proprio perché Egli soffre, per amore, nel modo del Figlio, come il Padre, nel modo del Padre, dà la Vita al Figlio. Non esiste un altro tipo di Onnipotenza. L’Onnipotenza è Resurrezione-dai-morti, cioè la Resurrezione dai morti di Gesù descrive, in terra, Cosa è la soave Onnipotenza del Cielo, forte-debole PerderSi in e per…

  • Ultimo passaggio: ritorno su Chiara, cioè su Cristo nel cristiano…

Passo per Roma e non la voglio guardare […] [Ma] mi faccio un tutt’uno con la Trinità che riposa nell’anima mia, illuminandola d’eterna Luce e riempiendola di tutto il Cielo popolato di santi e angeli […] raccolti tutti con i Tre in unità di amore […] [Ora] è Cristo che guarda in me […] Cosicchè riaprendo gli occhi sul di fuori vedo l’umanità con l’occhio di Dio che “tutto crede” perché è Amore. Vedo e scopro […] la Realtà vera di me, il mio vero io negli altri […] nel fratello. Risuscitandovi Gesù, altro Cristo, altro uomo-Dio, manifestazione della bontà del Padre quaggiù […] Così prolungo il Cristo in me nel fratello e compongo una cellula viva e completa…

Il primo sentimento di Chiara era giusto: disgusto -diciamolo pure- per una città umana che, non poche volte, strumentalizza Dio, lo pensa come non è, così lo fabbrica, perciò si ubriaca prima di orgoglio, poi di disperazione, quindi, a mo’ di distrazione e a fiera di ultimo orgoglio e potere, di lussuria. Ma ora è accaduto anche altro, ossia -come visto-: c’è la scoperta che il vero Dio è, nello Spirito, il Padre di Gesù, che il suo Essere-Amore (pura Relazione sussistente) giunge -senza compimento, senza degradazione, perché Relazione sussistente- fino al glorioso Dolore della Persona del Figlio per i Suoi veri fratelli. C’è la scoperta che tale Passione del Figlio, innestata nella Trinità, senza contraddizioni è insieme:

– insofferenza per il peccato che immagina male Dio Padre,

– struggimento per i poveri peccatori,

-gioia per la loro salvezza

-e tristezza perché tale salvezza passa proprio per lo struggimento, ossia il dolore incarnato per chi ha, secolarmente, tanto oltraggiato la verità sul Padre.

Chiara, partecipe di tutto ciò, giunge ad un secondo sentimento, che non elimina affatto il primo, ma lo assume e transvaluta: con Cristo soffre-trepida-gioisce per la verità di ogni uomo, di ogni fratello, di ogni piccolo, di ogni peccatore, di ogni peccatore-comunque piccolo.

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Il finale è mozzafiato. Ma non si tratta affatto di incensare al carisma di una persona, altrimenti non s’è capito nulla. Qui non è in gioco un carisma, ma la Verità stessa su Dio e sull’uomo:

Gesù va risuscitato nella città eterna ed immesso dovunque. E’ la Vita […] Non è solo un fatto religioso…E’ questo separarLo dalla vita intera dell’uomo una pratica eresia dei tempi presenti […] e relegare Dio, che è Padre, lontano dai figli. No, Egli è l’ “Uomo” […] E chi ha trovato quest’Uomo ha trovato la soluzione di ogni problema umano e divino. Egli lo manifesta. Basta che Lo si ami.

Il testo finisce così. Cerchiamo un’ultima sintesi.

Dio è il Bene. Egli non fa o non fa, ma E’ totale sovralibera Diffusione fino al Meglio. Egli è Amore di vita, a tutti i livelli. Ciò attrae ogni spirito laico, che ancora ama la vita, ed è ostile al fuorviante  fatto religioso. Ora noi reperiamo l’uomo, gli uomini, quaggiù, come capolavoro nell’essere, tale per la bellezza dello spirito di infanzia, se gli uomini lo conservassero… Gli uomini non sono figli  del Nulla dogmatico, non scientifico ma teologico-mortifero, né sono servi cattivi di un Padrone che non è il Bene. Si concluderà dunque che gli uomini siano il Figlio, il Capolavoro? No. Il Capolavoro del Bene è Gesù, che è il Figlio dell’Uomo. Egli viene prima, ed è il Figlio. Ma è il Figlio, perché è il Figlio dell’Uomo, perchè in eterno e nel tempo resta sempre Bambino. Egli è Dio-Piccolo, Spazio infinito per tutte le declinazioni individuali- le nostre-di umanità, di debolezza, di figliolanza, financo di caduta. In Lui tutta la tipologia dell’umanità è amata dal Padre. Non è Gesù che somiglia all’umanità degli uomini, ma è l’umanità degli uomini che somiglia all’umanità semplicissima e multiospitante di Gesù.

Il peccato adulto, che disgustava, era l’unico ostacolo alla visione di questa sobria bellezza; ma è stato rimosso, anzi è rimosso con il sacrificio continuo della Croce. Così, infatti, si sacrificherebbe un Figlio per suo Padre e per i suoi fratelli…

Grazie a questa rimozione delicatissima (sottile gioco di Psicologia divina, insieme dolore, gioia, gloria) il vero Dio, la Trinità, mostra l’infinità del suo Essere; il Padre mostra il Seno per gli uomini dentro la Persona del Figlio. Ora è smontata la bugia antica, è vinta, è distrutta la falsità della relazione terra-Cielo (in tutte le sue forme: panteista, atea, deista, religiosa…). Ora è vinta la morte seconda. Ora è Pasqua. Ora

il Figlio è con il Padre. Amen.

Questa E’ la Verità su “Dio”. Capite, in un tremolante non dicibile istante, quanto CI riguarda?

 

CARMELO PANDOLFI

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